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Attività del Circolo

IL BILANCIO NON PERMETTE ALLA FANTASIA DI SCORAZZARE IN LIBERTA’

Circolano sulla gestione del Bilancio del Comune tesi curiose (Primo Consiglio comunale del 6 luglio u.s., ripreso da “Il Cittadino” dell’8 luglio), che invece di far prendere coscienza ai cittadini dei veri termini del problema, producono confusione e dunque rendono difficile formarsi un proprio giudizio sulle politiche sostenute e attuate dalle diverse forze politiche.

A parte un ritornello sentito fino alla noia sulla riduzione di sprechi e inefficienze, senza mai dire dove, come e in che tempi, è stata ventilata perfino la tesi che è facile mettere a posto il bilancio, aumentando le imposte e non facendo investimenti.

Sono luoghi comuni e tesi di pura fantasia. La legge impone ai Comuni di raggiungere almeno il pareggio tra entrate e spese di parte corrente, cioè la parte del bilancio che governa le spese obbligatorie e di ordinaria amministrazione.

Le entrate sono alimentate da tasse e imposte (Imu, Tasi e Tari, addizionale Irpef, ecc.) e dalle tariffe (destinate a coprire servizi specifici, come le mense scolastiche, ecc.)

Le spese, oltre al personale, le utenze (elettricità, gas, illuminazione pubblica, ecc.), comprendono anche le spese per servizi di varia natura, oltre che agevolare la sostenibilità della pressione fiscale alla fasce più deboli dei cittadini o sostenerli nei momenti di stabile o temporanea difficoltà.

Tra le spese da conteggiare per verificare se il bilancio di parte corrente è in equilibrio si devono aggiungere anche le rate di eventuali mutui accesi.

Dunque chiunque voglia sostenere in buona fede la necessità di ridurre la pressione fiscale, deve ridurre le spese o gli oneri derivanti dai mutui accesi. Tertium non datur.

Per quanto riguarda le spese, la nostra amministrazione credo abbia fatto tutto il possibile per eliminare sprechi e spese inutili, per quanto fattibile nei tempi brevi. Ci sono certamente margini per ulteriori riduzioni, ma richiedono tempi più lunghi. Naturalmente mi riferisco a spese ripetitive e strutturali, perché quelle una tantum non possono servire ad una riduzione della pressione fiscale relativamente stabile.

Per quanto riguarda gli oneri dei mutui accesi, abbiamo rinegoziato molti mutui con la Cassa Depositi e Prestiti ed evitato di accendere nuovi mutui, riducendo l’onere della rata annuale di oltre 500 mila euro. La rata iniziale era di oltre 2 milioni di euro.

Gli investimenti sono stati alimentati dagli oneri di urbanizzazione (ben miseri rispetto al passato), abbiamo utilizzato le possibilità di finanziamenti nazionali e regionali (riqualificazione delle scuole e nuovo illuminazione del centro storico) e fatto il possibile per attirare investitori, in grado di riqualificare la città e insieme alimentare le casse comunali con oneri di urbanizzazione.

Chi pensa che si possano fare investimenti mediante mutui e insieme ridurre la pressione fiscale racconta frottole (ogni famiglia, riflettendo sulla gestione del proprio bilancio lo capirebbe) e chi pensa che si possa ridurre la pressione fiscale riducendo la spesa, dice una cosa esatta in generale, ma astratta se non dice come mantenere i servizi che ritiene utili, dove e in che tempi ridurre la spesa, ecc.

A Meda non esisteva il problema di aumentare la pressione fiscale al fine di accendere mutui per investimenti, ma quello di coprire l’onere di oltre 20 milioni di mutui già accesi in passato. Diciamo che facile è stato per l’amministrazione, precedente alla nostra, non aumentare la pressione fiscale e accendere mutui per investimenti, coprendo i relativi costi con l’utilizzo di circa 5,5 milioni di euro di oneri di urbanizzazione incassati! Operazione facile e insieme miope.

Noi abbiamo dovuto aumentare la pressione fiscale, per far fronte ai tagli del Governo e non eliminare o ridurre i servizi e gettare le basi per una successiva riduzione, stabile nel tempo e senza riduzione dei servizi.

Se si fosse operato così anche in passato, oggi avremmo una consistente riduzione della pressione fiscale, una città ben mantenuta e riqualificata, servizi non tagliati. In passato si è preferito utilizzare, partendo dal 2000, oltre 10 milioni di oneri di urbanizzazione per coprire spese correnti. In omaggio ad una logica politica tanto diffusa, quanto deleteria: avere un profitto presente, per la propria parte, in termini di consenso elettorale e scaricare sul futuro i costi sociali per tutti.

La materia del Bilancio è complessa e ostica ai più, ma semplice nelle linee essenziali. Se si vuole parlare di politica applicata al bilancio, occorre partire da questi vincoli elementari, altrimenti si promettono cose impossibili da realizzare, si dicono banalità o assurdità. Con il Bilancio vale il classico detto che “è impossibile avere la moglie ubriaca e la botte piena”.

Aver visto riconosciuto dai nostri competitori (maggioranza Santambrogio), nel consiglio comunale di insediamento del 6 luglio, questi nostri risultati nell’interesse generale, dovrebbe pur indicare l’oggettività di tale giudizio. Più difficile capire il replicare da parte di Busnelli un copione identico da almeno 5 anni e da parte di Taveggia una difesa d’ufficio delle sue politiche, contro ogni evidenza e ordinario buon senso.

Meda, 09/07/2017

Furio Cecchetti

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