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Comunicati e interviste

DOPO IL REFERENDUM, SI PENSI SERIAMENTE ALL’AUTONOMIA

Il 22 ottobre non è andato in scena il plebiscito che Maroni aveva, almeno inizialmente, in progetto.

La poca serietà di quanto Maroni ha voluto aggiungere di propagandistico e illusorio al quesito presente sulla scheda elettorale, la fallace campagna elettorale promossa dal centrodestra, unitamente alla maldestra gestione dell’innovativo voto elettronico, hanno ingenerato un evidente disinteresse nella stragrande maggioranza della popolazione Lombarda, che a differenza di quella veneta, non si è recata alle urne.

Tuttavia, torniamo a ribadirlo, il tema dell’autonomia è tema caro anche al centrosinistra, che già nel 2001 si fece portavoce di questa esigenza, introducendo importanti modifiche all’interno della Costituzione a vantaggio di un maggior decentramento di competenze legislative.

Una lettura a mio avviso corretta non vede il referendum come un fallimento in sé e per sé, ma anzi, vede questo risultato come una condanna da parte della maggioranza dei lombardi alla Giunta Maroni, che è stata in grado di spendere inutilmente 50 milioni di Euro che potevano essere risparmiati e reinvestiti in modo più proficuo, implementando, ad esempio, i servizi sociali. Emblematico il caso della regione Emilia-Romagna. Mentre Maroni dal Palazzo della Regione si vantava del successo ottenuto, in tutto il territorio lombardo stanno chiudendo numerosi servizi territoriali a causa di carenza di fondi, rette delle RSA aumentano sempre più, facendo conseguentemente diminuire i servizi e gli aiuti alle famiglie.

Superato questo referendum, fondamentale sarà comunque riprendere in mano le fila del discorso, puntare all’ottenimento di una seria autonomia per la nostra regione, ma che si ancori su valori corretti e realizzabili, e non su una visione egoista e poco veritiera, oltre che irrealizzabile, come spesso appare quella leghista.

Qualche foglio locale si è già precipitato sui risultati a Meda, per sostenere che tale responso rafforza la maggioranza in carica. E’ riscontrabile da tutti, che i risultati cambiano in modo anche rilevante tra le elezioni nazionali, regionali e comunali. Lo stesso elettore evidentemente differenzia il suo giudizio a seconda del livello istituzionale per cui si vota. Non vogliamo però addentrarci in raffinate questioni numeriche, ma sottolineare che si tratta di un referendum promosso da Regione Lombardia, con l’appoggio del M5S e con particolare investimento politico da parte di Maroni. Dunque se un confronto ha senso è con i risultati a Meda delle elezioni regionali del 2013 e facendo tale confronto risulta che il SI ha preso meno voti di quanto raccolto nel 2013 da Maroni e M5S.

Alessandro Uccello

Segretario Circolo PD Meda

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