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25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Nell’anno della pandemia in cui diminuiscono gli omicidi, i femminicidi continuano a crescere:  triplicati nei giorni del lockdown. I numeri ufficiali della polizia raccontano che il 75% delle vittime dei delitti compiuti in famiglia è composto da ragazze, mogli, ex fidanzate
Nell’anno del Covid la giornata contro la violenza alle donne, il 25 novembre, è più importante che mai. Il coronavirus ha cambiato le nostre vite, abolito la socialità, ma non certo la violenza sulle donne. L’ha solo celata dietro le mura di casa, in famiglia, luogo del delitto per eccellenza perché è qui che avviene la maggior parte degli omicidi, delle violenze in cui la vittima è donna. Lo confermano i dati raccolti dalla direzione centrale della polizia criminale nei primi sei mesi dell’anno confrontati allo stesso periodo del 2019. Secondo i dati più aggiornati del ministero dell’Interno, le donne uccise fino al 19 novembre quest’anno sono 96, l’anno scorso nello stesso periodo erano 98, a fronte però di 50 omicidi totali in meno. Invece nel primo semestre 2019 i femminicidi erano il 36% degli omicidi totali, nel 2020 da gennaio a giugno sono saliti al 46%. Se negli anni 90 su 5 uomini uccisi c’era una donna, ora il rapporto è alla pari.  E in famiglia le cose vanno sempre peggio: le vittime sono al 75% ragazze, mogli, ex fidanzate. Senza contare che proprio nei giorni del lock down i femminicidi sono triplicati, una donna uccisa ogni 48 ore.
E  così nei giorni della pandemia che impediscono assembramenti e manifestazioni  il movimento femminista NON UNA DI MENO organizzerà contro la violenza sulle donne, la violenza di genere, iniziative sparse per l’Italia,  flashmob, presìdi, campagne social e assemblee virtuali al grido: “Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo”. Le idee sono chiare: “Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica destinati ad aumentare ancora con le nuove misure di confinamento, con i centri anti-violenza femministi e le case rifugio che hanno dovuto far fronte a un’emergenza nell’emergenza per non lasciare nessuna da sola e con l’accesso all’aborto che è diventato ancora più complicato. Lavoratrici e madri sono obbligate a un’impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Ma sono soprattutto le donne e le persone lgbt, migranti, precarie e non garantite a pagare la crisi e a perdere per prime il lavoro. La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze”, dicono le attiviste chiedendo che le risorse del Recovery Fund vadano a finanziare sanità e scuola pubblica, a garantire un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare veramente universale”.
(Caterina Pasolini, la Repubblica)

Il Women new deal non è un piano delle donne per le donne, ma un progetto di trasformazione pensato soprattutto da donne per una società ed un sistema più giusto per tutte e tutti.

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha ulteriormente evidenziato le distorsioni, le iniquità e le discriminazioni presenti nel mondo del lavoro e nella nostra società. Queste incidono negativamente non solo sulla vita delle persone, ma anche sulla qualità del nostro sistema socioeconomico e sulle prospettive di crescita del Paese. Per questo, a partire dalla valorizzazione di talenti e competenze femminili, dobbiamo cambiare modello di sviluppofacendo della cura e del benessere delle persone, dell’ambiente, della società, gli investimenti principali delle risorse straordinarie che Italia ed Europa stanno mettendo in cantiere. Fondamentali sono quelli in infrastrutture socialiscuola, sanità, servizi di assistenza, asili nido, diventano centrali sia come emblema di un nuovo modello di sviluppo che metta al centro la cura delle persone, sia in termini di creazione di posti di lavoro, soprattutto per le donne.

In questa direzione si muove il Women new deal.

Potere alle donne: vere politiche di empowerment femminile e di mainstreaming, che contemplino e facilitino la rappresentazione delle diversità, in primis quella multiculturale.

Per l’occupazione femminile. Nel nostro Paese lavora solo il 49 per cento delle donne contro una media europea del 63. Occorrono quindi politiche che liberino il tempo delle donne, che trasformino l’organizzazione sociale. Eliminare il gender pay gapsgravi contributivi per l’assunzione di donne; sostegno alla nascita di start-up e di imprese femminili anche attraverso agevolazioni nell’accesso al credito, attraverso un Fondo permanente per l’imprenditoria femminile; un piano di assunzioni in settori chiave del sistema pubblico italiano nei quali sono occupate soprattutto donne: sanità, istruzione, cura.

Un Paese che si prende cura. Investire sulla cura delle persone è una delle lezioni che ci viene dal Covid. Ma la cura delle persone deve essere un tempo pubblico, ingrediente della crescita economica, del benessere sociale. Quindi sostegno alla genitorialitàalla vita famigliarealla condivisione e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro per le donne e gli uomini; piano per gli asili nido; 3 mesi il congedo obbligatorio di paternità, innalzare la percentuale di retribuzione spettante per i periodi di congedo parentale facoltativo, con un ulteriore incentivo per favorire l’alternanza fra i genitori; Piano nazionale per rendere gratuite tutte le spese sostenute nei primi 1000 giorni di vita dei bambini.

Per il benessere di tutte e tutti. Il Covid19 ha messo in evidenza l’importanza della rete integrata dei servizi sociali. Occorrono: la definizione di un aggiornato Piano Sociale Nazionale che sia costruito con la partecipazione dei Comuni, delle Regioni e del Terzo Settore; definizione dei Livelli Sociali EssenzialiWelfare collaborativo, di comunità, nuove forme di integrazione tra servizi pubblici, privato sociale e reti sociali circostanti.

Un Paese che educa e comunica. Bisogna investire sull’educazione al rispetto e sulla valorizzazione delle diversità sin dalla scuola dell’infanzia. Una didattica che valorizzi la persona, contrastando discriminazioni e stereotipi; Programmi di Orientamento; investimenti per assicurare una adeguata rappresentanza, a tutti i livelli, delle differenze.

Per la prevenzione ed il contrasto della violenza maschile contro le donne. Valorizzazione dell’esperienza dei centri antiviolenza che da ormai trent’anni hanno dato voce alle donne e svelato il vero volto della violenza, sensibilizzato il paese, strutturato reti territoriali e percorsi di uscita dalla violenza, di sostegno all’autonomia e all’indipendenza economica per le donne in condizioni di particolare fragilità.

Città a misura di tutte e tutti. I tempi di vita, il tempo da dedicare alla cura delle relazioni, alla vita sociale, non può essere sussunto dal lavoro. Va incentivata la creazione di Piani Regolatori dei Tempi delle città per offrire durante tutta la giornata opportunità di vita sociale, culturale ed economica.

La progettazione della ripartenza dell’Italia deve essere un’occasione di rinascita, di cambiamento e di innovazione, ed è quindi assolutamente prioritario che venga contaminata in modo virtuoso da un pensiero femminile e femminista, da una visione multiculturale ed inclusiva di tutte le diversità. Il Women new deal vuole essere un contributo al cambio di rotta e di prospettiva, perché crediamo che solo valorizzando le donne si potrà concretizzare quel cambiamento più volte evocato.

 

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