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Partito Democratico

Fare, meglio. Parte il tour di Giorgio Gori.

Giorgio Gori – Idee per il programma

A partire da martedì 12 dicembre Gori intensificherà quindi il viaggio che lo ha già portato in tutte le province lombarde. Nelle 100 tappe ce ne saranno 25 particolari: sono i luoghi in cui il centrosinistra è storicamente più debole e dove cinque anni fa fu maggiore la distanza elettorale tra Roberto Maroni e Umberto Ambrosoli. In queste zone un gruppo di ragazzi tra i 22 e i 27 anni prenderà contatto diretto con le realtà locali: con le persone e con le realtà economiche e associative del luogo, partendo dal presupposto che in molti oggi si sono allontanati dalla politica che sentono distante. È una sfida volta a costruire un programma davvero vicino alle esigenze locali su cui la Regione può intervenire.

«Andremo nella Lombardia che non si vede dal trentanovesimo piano di Palazzo Lombardia – spiega Giorgio Gori – perché nella nostra regione ci sono territori e realtà molto diverse che non sono Milano, oggi l’unica città europea di questo Paese, e che sentono la Regione come distratta, lontana e non attendibile. In giro per la Lombardia c’è molta stanchezza per le tante promesse fatte da Maroni e non mantenute. Nel 2013 non ci fu il tempo di arrivare ovunque e il risultato elettorale fotografò questa situazione. Noi faremo diversamente e andremo ad ascoltare ma anche a parlare dei temi che abbiamo a cuore: di come superare l’enorme barriera burocratica regionale che oggi condiziona le persone e le aziende; di lavoro, perché se Milano cresce del 5% l’anno la Lombardia nel suo complesso è superata in Italia da Veneto ed Emilia-Romagna e ha molto terreno da recuperare rispetto alle realtà europee con cui si deve confrontare; di ambiente ed inquinamento, una tematica davvero trasversale in Lombardia; di trasporti, e in particolare di quello ferroviario regionale su cui sarebbe necessario un investimento di due miliardi di euro nell’ambito di politiche nazionali, perché i soldi della Regione saranno comunque sempre insufficienti; di sanità, che è oggi troppo incentrata sugli ospedali e poco sui servizi territoriali e sul welfare, perché laddove c’è un congiunto non autosufficiente le risposte della Regione non sono adeguate».

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